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Nuje simme (fotografi) r'o sud

La premessa è che Intraphotos è una rassegna curata da Sergio Siano.
Dal titolo, e dal fatto che c’entra Sergio (bravissimo fotografo, fotoreporter, forse fotodipendente), si capisce facile che siamo nell’ambito della fotografia.
Gli incontri sono stati sei, ma io ho partecipato purtroppo solo all’ultimo – un po’ perché non ho capito subito, un po’ perché sono lenta, una volta perché non potevo e via dicendo. (E chiedo scusa; soprattutto a Paola Tufo). 
Eppure io non ho la sensazione di essere arrivata all’ultima puntata senza aver seguito il resto, perché l’ultimo incontro mi è sembrato un grande mondo a parte – un mondo ricchissimo di immagini e di ricordi, di sensazioni, storie e umanità.
Approfitto della parola umanità per fare una digressione: l'ho già detto, ma Sergio Siano è umanissimo e appassionato, e credo sia per questo che le cose che realizza hanno sempre una bellezza. Io credo di (affettuosamente, senza cattiveria – giuro) invidiargli questa sua appassionata dedizione a quello che fa, ai progetti che gli passano per la mente, l’entusiasmo che lo spinge a concretizzare. Io, sfortunatamente, non sono dotata della stessa tempra. Ma qui non si parla di me.
Questo ultimo incontro di Intraphotos era dedicato all’agenzia Fotosud – nata negli anni Settanta grazie a Peppino Di Laurenzio, Mario Siano, Antonio Troncone e Franco Pappalardo.
Moderati da Pietro Treccagnoli, con il saltellante sostegno di Sergio, ne hanno parlato giornalisti del Mattino che hanno condiviso anni di lavoro con loro.
Io ovviamente non ne ricordo quasi nessuno, e in più mi sento un’intrusa. Però, sto qua, e due parole le dico. Dei quattro fondatori di Fotosud ricordo poco Troncone – che mi faceva un po' paura, ma lo consider(av)o un limite mio; ricordo meglio Guglielmo Esposito – che era subentrato a un certo punto a uno di loro, e che mi era simpatico (fa più impressione parlarne al passato, perché non c’è più prematuramente).
Quelli che ricordo e che conosco sono però i figli (fotografi) di alcuni di loro; quindi mi sento almeno di dire che Dèsidèe Troncone mi fece una volta un bellissimo regalo (non credo lei se lo ricordi, ma io sì); che Renato Esposito mi stupì, mi fece ridere e mi insegnò una volta che si infilò non ammesso in un posto; che Sergio, vabbè, già ho detto.
Aggiungo che io ho pianto più di una volta durante l’incontro di ieri – un po’ perché, come direbbe Simona Ventura, quello che raccontavano “mi arrivava”; un po’ perché chi sa che cazzo mio tenevo in testa in quel momento; un po’ perché avvertivo la grande sostanza umana e professionale di quelle persone, e mi sembrava una cosa enorme (direi didattica).
Ancora non ho detto niente delle foto, sono negata.
Allora: le foto di Fotosud (oggi NewFotosud) sono belle perché sono foto da combattimento, sono le foto delle notizie quotidiane, di cose che noi abbiamo vissuto o viviamo, ricordiamo; sono la testimonianza di quello che succede in questa città; sono poetiche e narrative nel loro essere “sporche” e immediate (senza nulla togliere alle foto patinate, in studio e via dicendo).
Le mie due preferite sono:
una foto del delitto di via Caravaggio – io ero troppo piccola per ricordarmi il fatto di cronaca in diretta, ma ne ho tanto sentito parlare, anche in casa (sarà pure che mio padre è medico legale), e recentemente mi ha incuriosito moltissimo leggere che solo nel 2011 (il delitto è del 1975) si è potuto procedere con l’analisi del DNA su alcuni reperti (introdotta nel mondo successivamente al fatto)
una di Luigi Giuliano – svenuto a Castel Capuano in occasione della causa (peraltro vinta) per il riconoscimento dei diritti d’autore della canzone Chille va pazze pe’ te, scritta da lui medesimo e (a mio modestissimo parere) un capolavoro assoluto.

Le foto sono esposte ancora fino al 18 maggio da Intra Moenia; la prima ce la trovate, la seconda no (scorreva in video)

 

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