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Munnezza

Se il mondo funzionasse come dovrebbe, se noi fossimo un Paese e poi una città di individui civili e di governanti onesti e illuminati, la Tarsu si pagherebbe a consumo. Ossia: esisterebbe un codice per ogni nucleo familiare in base al quale si calcolerebbe il peso della spazzatura e si controllerebbe l’entità della differenziata, che naturalmente dovrebbe essere – in quanto riciclata vera, e dunque fonte di guadagno in un universo felice – tassata meno.
Invece tanti condizionali, tutta utopia. E va bene, forse è un progetto esagerato, troppo avanti.
Ma comunque una tassa per la spazzatura come la si paga adesso non torna. Non torna perché la grandezza degli appartamenti (che è la base sulla quale si calcola l’importo dovuto) non è per niente indicativa della quantità di rifiuti che produce chi abita quell’appartamento.
Da qualche parte ho letto che anche il numero dei componenti il nucleo familiare è preso in considerazione, e già sarebbe un criterio più logico, ma dal sito del Comune di Napoli non sembra (o io non l'ho capito).
È persino superfluo fare degli esempi, ma: se in un appartamento di uguali dimensioni ci vive un’anziana vecchio stampo, di quelle che non si butta niente, che non conoscono la tecnologia e non hanno mai usato un piatto di plastica; oppure una famiglia di cinque persone, con figli che contemplano pure neonati (con pannolini annessi, che da smaltire non sono il massimo – anche se pare che ultimamente ci sia speranza e speriamo); oppure ancora un gruppo di otto studenti in affitto – ma ‘sti importi Tarsu dovrebbero essere differenti o no? 

Fondamentali suggerimenti in proposito
 

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