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Proposta indecente

La premessa – scontata – è che il cibo non si butta; ci sono i bambini africani, e per la verità ormai anche degli adulti molto più vicini.
Però – sempre premettendo che il cibo non si butta (perché sia chiaro ai più polemici), ma cercando di essere onesti e di evitare l’ipocrisia – ammettiamo che ogni tanto qualcosa la buttiamo.
Anzi, siccome è un argomento scabroso, mi prendo le mie responsabilità usando solo la prima persona singolare.
Io cerco di non farlo (mi applico sinceramente per non farlo), se lo faccio mi sento in colpa (anche se non faccio più quella cosa di baciare il pane vecchio prima di gettarlo, come si faceva una volta, pure perché di solito non compro il pane e quindi di vecchio difficile che ne abbia), e acquisto quello che mi serve per pochi giorni alla volta. Eppure – vuoi perché ogni tanto mi scordo qualcosa in qualche anfratto e poi mi viene l’ansia delle scadenze, vuoi perché ho alcune manie che eviterei di indagare al momento, vuoi perché capita per qualche altra ragione – a me ogni tanto succede di buttare via della roba da mangiare.
Faccio un’altra premessa importante: non è che un senzatetto o uno strapovero (è necessario pure premettere che sarebbe meglio se queste persone non fossero in quelle condizioni?) non abbiano il mio stesso diritto di scegliersi il cibo o di evitare quello scartato da altri (io non sono di quelli che manderebbero i medicinali scaduti in Africa, per capirci). Nonostante questo, per quanto triste e ingiusto, bisogna ammettere – io ammetto – che i miei parametri di preferenza alimentare sono differenti da quelli di chi sta in mezzo a una strada, e magari il cibo è costretto a procurarselo nella spazzatura.
E allora, tutto ‘sto casino per dire: se proprio a volte si butta del cibo (evitando quello che può far male magari, va'), è così orrendo pensare all’ipotesi di metterlo in dei sacchetti diversi dal resto e appenderlo fuori dai cassonetti per chi in quei cassonetti lo andrà a cercare?

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