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MetroNapoli o MetroNo?

Nervi e avvilimento non sono buoni consiglieri, ma pazienza: scrivo lo stesso, correndo il rischio di dire cose avventate.

Quello che è successo a Città della scienza è mostruoso e incredibile. Impressionante.
Che l’incendio sia doloso sembrano esserci pochi dubbi; che c’entri la camorra o più genericamente qualche interesse malavitoso pare ce ne saranno pochi a breve. E questo, per quanto faccia rabbia, ci rende comunque – almeno in senso diretto e immediato – inermi. Dico in senso diretto e immediato perché, pur non volendo ripetere i discorsi che sempre si fanno in questi frangenti, so che le cose dipendono anche (anche) dall’atteggiamento di tutti.
Ma oggi ho un pensiero soprattutto sul crollo avvenuto alla Riviera di Chiaia, perché ho la sensazione – forse sbagliata, per carità – che riguardo a questo forse qualcosa possiamo fare, essendo i termini della questione più chiari. Qui infatti gli avvisi di garanzia sono più concreti, e riguardano – come era prevedibile – i lavori per la metropolitana.
Quello dei cedimenti, per quanto il più grave, è solo uno dei problemi causati dai lavori. E qui darò libero sfogo al mio pensiero (probabilmente) avventato: secondo me noi dovremmo rinunciare alle nuove stazioni. Dovremmo chiedere di fermare tutto e liberare le aree attualmente occupate dai cantieri.
So che sembrerà assurdo, ma non credo la città sia in condizione di continuare a reggerli – non lo è la sua vivibilità e non lo è il suo sottosuolo, vuoto come pochi e le cui falde acquifere creano già di per sé non pochi problemi. Sul Mattino, per esempio, è riportata una dichiarazione del geologo Riccardo Caniparoli a riguardo.
Mentre sul Corriere del Mezzogiorno è riferito il commento del geologo Franco Ortolani, che parla di “risparmi sulle indagini geologiche del sottosuolo che aumentano i costi delle opere pubbliche e il rischio dei cittadini”. Che poi, sono risparmi sulle indagini o sono magari indagini strapagate e corrotte? 
A fine pezzo, poi, allego l'immagine (presa sempre dal Corriere) di come pare sia cambiata la situazione delle acque con la nuova linea. 

Comunque: Napoli è allo stremo per questi cazzo di cantieri che producono traffico, devastano paesaggi e squarci, sporcano, ci fanno buttare soldi e tra un po’ ci faranno sprofondare tutti. La zona collinare aveva probabilmente maggiore necessità di essere collegata, ma il resto potrebbe essere servito – se funzionassero decentemente – da pullman e tram, e dalle linee ferroviarie esistenti.
Le città moderne e civili hanno una rete metropolitana degna di questo nome? Pazienza. Noi siamo fatti in un altro modo, abbiamo un’altra struttura e un’altra identità. Senza contare che il clima e la bellezza di Napoli ci permettono di non soffrire – e anzi, di godere – dei viaggi in superficie.
Quando si parla di chiudere cantieri, naturalmente e stra-giustamente, scatta immediato il ricatto dei posti di lavoro (argomento che però sembra subito meno interessante se sono le aziende a licenziare, per qualunque ragione). In ogni caso – siccome è una cosa che sta a cuore a tutti – si può pensare di dirottare gli operai verso lavori più utili e urgenti, come la rimessa in sesto delle strade e delle zone a rischio (giusto per: anche i residenti di via Nicotera lamentano già da un po’ pericoli legati al cantiere di piazza santa Maria degli Angeli). Da fare c’è, in questa città. Ma forse anche qualcosa da non fare. 
Avventatamente vostra. 


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