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Non siamo mica gli americani

Premetto due cose.

La prima è che non capisco cosa ci sia di male nel gesticolare. Chiaramente c’è modo e modo di farlo, ci sono gesti sguaiati e gesti che sono invece un gradevole (a volte persino utile) completamento di quanto si sta dicendo. In ogni caso, non mi sembra un delitto.
La seconda è più grave forse, perché a me non frega niente – e infatti la dichiaro solo perché il Buongiorno di Gramellini che allego parte da (o arriva) lì – di ‘sta storia delle cimici degli americani, non mi interessa se vengono a sapere quello che si dice ai telefoni o si scrive nelle chat d’Europa. Certo, è una cosa scorretta, è pure superfluo dirlo; ma non mi sconvolge. La ragione potrebbe essere che non me ne frega e basta, oppure che non mi frega perché non mi stupisce affatto. Probabilmente sono dietrologa e malpensante, ma ho sempre dato per scontato che ‘sti stronzi (e per “loro” intendo genericamente chi detiene i vari “poteri” nel mondo) spiino tutti tutti, si spiino l’un l’altro, ci spiino.
Credo siano un’ipocrisia ‘st’indignarsi e stupefarsi, perché alla prima occasione (o ad averne gli strumenti) altri Paesi avrebbero fatto lo stesso – e non è detto non lo facciano, mentre si indignano.
Ma il mio disinteresse viene pure da più lontano, viene dal fatto che la politica (o questa sua immonda attuale versione) mi sembra  
 a tutti (tutti) i livelli – un teatrino squallido e pietoso, una sequenza di scaramucce tra disperati, tra poveracci, tra gente che non ha capito niente dello stare al mondo.
La cosa davvero grave è che, invece di giocare tra loro, governano noi – e lo fanno male, con ottusità e strafottenza, lo fanno in un modo che fa rabbia e fa desiderare di vederli sterminati.
In tutto questo, però, per me non rientra il fatto che mi spiino. Spiassero pure, non mi interessa se leggono i miei (innumerevoli – cazzi loro) sms; anzi, a volte penso persino con voluttà all’idea che sappiano cosa penso. Spiassero se credono, e ascoltassero allora cosa desiderano le persone, di cosa hanno paura, come vorrebbero che fosse il mondo. E poi si regolassero di conseguenza, va’.

Detto questo, tornando al gesticolare e pure se già l’ho pubblicato una volta (ma ci sono buone probabilità che lo ripubblichi ciclicamente), ecco uno che può tenere lezioni – a americani e non. 

 

 

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