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Isolamenti

La nave che viaggia attualmente è una delle cose più sporche che abbia visto, e regge il mare così male che cominciamo a ballare già nel porto.
Io e Guglielmo prendiamo al bar un prosecco.
Il self service è deprimente, ma l’atmosfera è come sempre bella – di condivisione, di festa, sentimentale. Ci si incontra con i soliti, si conoscono persone diverse – con entrambi si commentano spesso le stesse cose. Chissà se stanche o rassicuranti.
Tappa obbligata a Lipari, dove restiamo fermi una notte per le condizioni meteorologiche. Lipari d’inverno è un piacere.
Faccio uno sbaglio stupido, e mi dispiaccio. Credo sia senza conseguenze, ma il senso di solitudine che ogni tanto prende il sopravvento ne renderà il ricordo a tratti ossessivo.
Poi Alicudi, dove raggiungiamo Roberto e la loro casa raccolta su un angolo in equilibrio tra le prospettive. Il silenzio a piombo sul mare, i fichi d’India. Champagne. Prosecco. Vino rosso verace. Fatica fisica per (tentare di) arginare la colpa di tanto cibo. Pianicello. Bare. Sveglie all’alba. Roberto e Guglielmo sono con me protettivi, e ci vogliamo bene; quindi lo so che sembra un tradimento se avverto ogni tanto la solitudine, ma ci sono parti d’anima che stanno aspettando qualcosa.
Scemità disseminate. Candele, affetto, risate. Atmosfere straordinarie.
Mi viene da piangere, alcune volte per la potenza estetica di quello che ho intorno.
Robi mi accompagna giù. Partenza col buio, viaggio col sorgere del sole, freddo.
Un attimo di indecisione. Mi imbatto in persone che potrebbero voler dire resta o vai. Vado.
Poi Stromboli. Bellissima. Bellissima, bellissima.
Nicola mi viene a prendere al molo, come sempre portandomi fiori raccolti per strada.
Passeggiate, tanto Ingrid, incontri e (r)incontri. Carte, prosecco, vino rosso. 
Brutte sorprese. Begli abbracci; soprattutto uno – forte e affannato. Un prosecco imprevisto e prezioso, carico di parole che mancavano da tanto.
Dispiacere – che un’amica mi vede negli occhi e lenisce poi con un messaggio delicato.
La confusione su queste emozioni, sul loro essere reali o dei ganci disperati. Il timore ricorrente di prendermi in giro. Parti d’anima che aspettano sempre.
Chiacchiere, ancora, spesso, sulle stesse cose: la nave e i suoi viaggi mancati, la sua sporcizia, i giri che ha saltato, le previsioni meteo, i giorni di permanenza sull’isola. I prosecchi dell’aperitivo di pranzo diventano cena, senza soluzione di continuità. Delusioni e rassicurazioni. Un invito inatteso e tempestivo.
Una casa piena, le rocce praticamente al terrazzo. Eleonora prepara gli struffoli. Mi offrono cozze gratinate e ancora prosecco. Guido si mette a cantare, dopo un po’ prendo coraggio e lo raggiungo. Me ne vado grata, consapevole della prepotenza degli scambi, e contenta per gli spiragli strombolani nel momento in cui mi sembra che cose forse devono cambiare. 

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