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Parquets padovani

Scricchiolavano. Non tutti quelli della città, devo credere; ma quello della mia camera d’albergo, e pure quello della pinacoteca dei Musei civici agli Eremitani. Non è una critica: a me piace moltissimo quando i parquets scricchiolano – mi procurano una sensazione piacevolissima, e mi sanno di vecchio bello. Però sono stata terrorizzata di dare fastidio ogni volta che mi sono mossa in entrambi i posti.
Ho passato a Padova un paio di giorni della settimana scorsa. Volevo vedere la mostra su De Nittis, e – visto che non l’avevo ancora mai fatto, e non stava nemmeno tanto bene – la Cappella degli Scrovegni; con l’aggiunta di qualche altra cosa qua e là.
Il viaggio l’ho fatto con l’amico Guglielmo che doveva andarci per lavoro, sia all’andata sia al ritorno; all’andata, a sorpresa, fino a Roma ha viaggiato con noi anche mio fratello – così si è tinto subito tutto di numero.

Una selezione. 

Arte
Della Cappella degli Scrovegni – anche se è tutta splendida, e se il Giudizio universale è intensissimo – non c’è niente da fare: quello che rapisce è quel meraviglioso e struggente cielo stellato. E poi, devo dire, colpisce la sala compensazione – dove si resta in attesa circa un quarto d’ora per evitare che l’aria esterna (con le sue temperature e il suo inquinamento) arrivi sino alla cappella.
La pinacoteca degli annessi Musei civici è impressionante: ci sono un numero imprecisato di quadri; per me, che quando ho troppa offerta ho pure l’ansia e la nausea, persino troppi. Per carità, mai lamentarsi di troppa bellezza, ma io a un certo punto mi sono perduta.
A riprova di questo (o almeno, lo uso come scusante), a un certo punto (giuro: da lontano) mi sono detta “Ah, quello dev’essere un ubriacone”. Ed era il Democrito di Luca Giordano.
Una menzione per la Pala di santa Giustina, che raffigura (lo metto tutto) la “Madonna con il Bambino e i santi Benedetto, Giustina, Prosdocimo, Scolastica; Pietà, santi Luca, Mattia, Massimo, Giuliano da Padova e tre santi martiri innocenti”. Dipinta dal Romanino, è enorme (è alta quasi sette metri e larga tre e mezzo) e oggetto di un esperimento a oggi unico in Italia (almeno a detta di chi me lo ha illustrato). È stata riprodotta (in versione ridotta, evidentemente) in altorilievo, per permettere ai non vedenti di seguirne i tratti. Accanto c’è la spiegazione in braille, che accompagna nella scoperta del dipinto: con la sinistra si tocca il quadro, e con la destra si legge.

e vita.
Lo spritz non è una leggenda o una cosa per turisti: lo bevono tutti e a tutte (tutte) le ore. Io ne ho bevuto solo uno, per pranzo, appena arrivata, poi sono andata di prosecco e spumante.
I bar (almeno quelli che ho visto io) si sviluppano soprattutto all’esterno, il che non sarebbe nemmeno male, ma io – soprattutto da sola – amo gli sgabelli ai banconi e così mi sono dispiaciuta un po’ di non averne potuti frequentare. 
I portici saranno stupendi, non li metto in discussione, ma a me mi hanno un po' oppresso; mi sembrava di camminare in corridoi angusti. Chiedo scusa. 
Alla mostra su De Nittis – che è incantevole, e nella quale ci sono anche Napoli e il Vesuvio – gli assistenti alle sale erano tutti ragazzi giovanissimi e attenti.
Mentre ero al bar prima della partenza: sono passate insieme una delle ragazze che faceva la guida agli Scrovegni e quella che la faceva al palazzo della Ragione – vederle insieme mi ha fatto tenerezza; Guglielmo è riuscito a raggiungermi per un’oretta, nella quale abbiamo condiviso almeno un bicchiere.
Infine, la sera che sono andata in giro mi sono imbattuta in un ragazzo che suonava per strada: cantava Bella ciao, che sempre mi emoziona e mi esalta.

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