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Strombolando

Sono stata di nuovo a Stromboli.
Stromboli, si sarà capito, è il mio posto eletto. Così ogni tanto ne approfitto per raccontarne qualcosa, darne una lettura, per dire cose che mi e la riguardano. E poi, anche se certi tratti sono ricorrenti, è come se ogni volta fosse maggiormente caratterizzata da un aspetto, una persona, un sentire.
Diciamo che le parole chiave di questi tre giorni (molto desiderati) sono state disagio e Pasquale (non insieme).
A momenti sono stata insolitamente a disagio; e questo mi è pesato e dispiaciuto. E a momenti mi è sembrato persino di muovermi impacciata – un delitto, un assoluto nonsenso, visto che Stromboli è proprio quella capace di slegarmi. Riguardo alle ragioni, anche se un’idea me la sono fatta ovviamente, lascio perdere – per non seccare nessuno e perché devo confermarmele.

Quindi, parliamo di Pasquale.
Sono stata da lui – che vive lì, ed è uno dei più antichi e migliori amici di mio fratello Giuseppe.
A un mio compleanno mi regalò un libro, la dedica era (se la sbaglio, la sbaglio di pochissimo) “A Bene, un po’ amica un po’ sorella”. E in effetti noi siamo così – un po’ amici e un po’ fratelli. Si sarà capito pure questo: i cumpa, il nucleo storico di G, so’ piezze ‘e core per me; con Pasquale poi condividiamo Stromboli, la scelta di lei, e quindi anche tutto un portato di conoscenze amicizie sentimenti situazioni.
Abbiamo un buon equilibrio, che alla forte autonomia di entrambi accompagna l’attenzione reciproca; poi, come in tutte le cose, l’equilibrio pende a volte da un lato e a volte dall’altro. Stavolta – complice pure il fatto che lui sta lavorando ancora con ritmi rilassati (in altre epoche ci sono giorni che ci vediamo a stento) – abbiamo passato più tempo insieme.
Gli sono stata grata. Gli sono grata sempre quando mi accoglie, ma questa volta è stato anche rifugio provvidenziale per quel disagio.
Pasquale vive a casa Carlotta, che gestisce (anzi, adesso gli faccio pubblicità: casa Carlotta è bellissima e per vederla la si può cliccare) e dove sono stata con lui – prendendo il caffè, chiacchierando, cercando cose in internet, mettendo a posto; e apparecchiando, direi. Apparecchiare potrebbe essere un’altra parola chiave, perché Pasqui pranza e cena regolarmente (e senza lesinare) con alcuni suoi amici, a casa Carlotta o da loro – che mi hanno generosamente e affettuosamente accolto; va bene: lo hanno fatto per Pasquale, ma io ne ho beneficiato ed è stato piacevole leggero allegro e divertente, quindi li ringrazio.
Dico solo di due omonimi.
“Peppe l’ormeggiatore”, il cui animo è pescatore prima che ormeggiatore – il pesce è quindi sovrano di queste tavole (lui lo prepara pure molto bene); insieme al vino, manco a dirlo. Siamo usciti in barca, e sono stata contenta, perché andare per mare resta una delle cose più belle.
L’altro Peppe mi pare assestare bene le parole. Vabbè, anche perché mi paiono assestati bene i pensieri. Diciamo che mi pare ben assestato proprio lui.
Partendo ho regalato a Pasqui un cartone di vino (di quello paesanello che abbiamo tanto, tanto bevuto). Mi ha detto che non dovevo (lo ha detto con convinzione, non come frase fatta), e forse aveva un po' ragione. Per più di un aspetto. Quindi poi mi sono quasi dispiaciuta, ho valutato che potesse essere risultato prepotente inopportuno eccessivo grossolano; o comunque, in qualunque altro modo possibile, sgradevole. Però io so’ fatta così, c’aggia fa’: non mi sento mai in pari. Ma si aprirebbe un capitolo troppo lungo e contorto, per cui la chiudo qui.

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