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Coincidenze

Le coincidenze sono una materia interessante; persino un po’ stregata a volerci giocare. Perché fanno notare di più le cose, perché mettono in collegamento parti della nostra vita – talvolta facendoci assegnare loro addirittura nuovi significati.
Io in verità non ho grandi significati da proporre al momento, ma la (mia) curiosità di vedere affiancati due libri sì. 
I libri sono Il bar delle grandi speranze di J. R. Moehringer – di cui ho scritto l’ultima volta, e Norwegian wood (e/o Tokyo blues) di Murakami Haruki – di cui scrivo adesso.
Dopo avermi prestato il primo, mio fratello Giuseppe mi ha prestato anche il secondo. E fin qui gli scettici possono ancora dire che questa non è tecnicamente una coincidenza. Ma la bellezza delle coincidenze è che quando nascono a volte ne recuperano retroattivamente altre; quindi: è una coincidenza. Ora elenco le altre senza perdere tempo ulteriore, perché poi due parole sul bel libro di Murakami le vorrei dire.
Siccome anche questo l’ho restituito prima di scriverne, come avevo fatto con l’Open di Agassi (ma la chiamerei recidiva e non coincidenza), vado un po’ a tentoni nella memoria e tra le tre (di numero) parole che avevo appuntato.
Humphrey Bogart. Il suo mito aleggia tra le pagine, suggerito dalla sua silhouette e dal ricordo delle sue inconfondibili espressioni. Charlie (zio del protagonista del Bar) e Toru (protagonista di Norwegian) vengono paragonati a Bogart: il primo pare somigliargli nei tratti e nelle movenze (ma si scopre poi che cerca pure di imitarlo, inducendo così chi lo circonda a cogliere quella somiglianza); al secondo dicono che sembra lui quando parla.
Dickens. Il Publicans (bar protagonista del libro di Moehringer,) al principio della storia si chiama così (dello scrittore riproduce pure la sagoma sull’insegna) e di Charles Dickens – affermerei con una certa sicurezza, ma la recidiva mi impone cautela – si parla anche durante la narrazione.
Se ne parla, e di frequente, certamente nelle pagine di Norwegian (dove ha un ruolo anche più importante e significativo per la scrittura di Murakami, ma di questo dirò dopo); e di frequente si parla pure di Francis Scott Fitzgerald e soprattutto del suo Grande Gatsby.
Il grande Gatsby. È il libro preferito (e riletto ripetutamente, anche solo a brani presi a caso) di Toru, mentre nel Bar è citato spesso e si fa riferimento al fatto che il Dickens/Publicans sorge proprio nella zona in cui è ambientato il romanzo di Fitzgerald. Inoltre, impossibile non pensare che il sorriso di Steve (il proprietario del Dickens) si ispiri a quello di Gatsby. 

La sto facendo talmente lunga che ho deciso di dividere i discorsi: mi fermo alle coincidenze, e poi scrivo di Norwegian Wood in un’altra occasione. Anche perché stavo provando ad andare per punti sintetici anche lì, ma mi sfuggono parole su parole, e idee su idee. Quindi la chiudo qua.
Devo però aggiungere almeno che, dopo aver letto uno dietro l’altro questi due libri, il terzo è stato Il grande Gatsby. Lo so: avrei dovuto leggerlo prima, ma c’è un tempo per Murakami e uno per Moehringer, un tempo per Fitzgerald e uno per vedremo chi. 
 


        
 

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