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Umano, troppo umano

Inesorabile. È la parola che mi è comparsa in testa a un certo punto. Una sintesi di inevitabile e implacabile; implacabile anche quando conduce verso il bene (anche perché pure il bene può fare male).
Immediatamente accanto, la portata immensa della natura umana – nonostante sembri cozzare con l’idea dell’ineluttabile. 
Il fatto è che credo per me tutto sia uomo, e tutto materia. Però l’uomo è anche forze interiori che, pur venendogli da dentro e dunque appartenendogli, in qualche modo lo sovrastano per potenza.
Ho pensato questo, leggendo A viso coperto di Riccardo Gazzaniga.

Ho cercato di evitare le recensioni, però qualcosa mi è capitata sott’occhio; e ora che l’ho letto non è che mi convinca tanto il frequente ricorso alla natura speculare dei due schieramenti in campo – i celerini e gli ultrà, che sono i protagonisti del libro. 
Certo, tecnicamente è così. Ci sono i celerini da un lato, e gli ultrà dall’altro; anche se sono sempre uomini fatti con la stessa formula, e a tratti i confini si sfrangiano.
Parlare di Polizia, di celerini, e ammetterne il lato umano sembra sempre complicato e delicato, quasi un tradimento. 

Vengono immediatamente in mente Federico Aldrovandi e gli altri che hanno subito le stesse violenze. Un orrore innegabile (e insopportabile). Poi viene in mente il ricorrente “Sì, ma i poliziotti rischiano la vita per una miseria, e spesso hanno a che fare con gente col gusto della provocazione”. E è innegabile pure questo. Poi ancora che però i poliziotti sono poliziotti apposta, perché dovrebbero essere più forti più saggi più bravi, altrimenti che significa che loro rappresentano lo Stato, la legge. Innegabile. Poi che rappresenteranno pure lo Stato e la legge, ma sono sempre e solo uomini misti all’inesorabile. Ancora una volta innegabile.
Anche se io, alla fine del giro, non ce la faccio a non tornare ad Aldrovandi e a non stare male. 

Uno dei tratti che mi ha più colpito di questo libro (forse perché è una cosa sulla quale mi fermo spesso) è che mette il lettore davanti allo svolgersi di momenti.
Momenti definitivi, gestiti da uomini. Possono essere i leader degli ultras o i vertici della Polizia (o tutti noi) – hanno le stesse probabilità di sbagliare, avere paura, soffrire, fare la scelta giusta, morire. Non c’è assoluto, se non quello delle conseguenze delle loro scelte. 


Qualche nota sparsa. 

A viso coperto è un libro coinvolgente e commovente. Un libro che fa venire il batticuore. Un libro che si nutre di tanta realtà e la mescola alla narrativa, e ti fa confondere tra le immagini che hai visto davvero e altre che mentre leggi ti sembra di aver visto ma delle quali poi non trovi riscontro nella cronaca.
Riccardo Gazzaniga è un poliziotto, un celerino che ho visto parlare e guardare in modo mite e riflessivo, e che oggi lavora alla caserma di Bolzaneto – che infatti ogni tanto esce fuori con tutta la gravità e la pesantezza della sua storia. 

La scelta degli ultrà come antagonisti forse rende appena più semplice schierarsi – perché quella ti sembra la violenza tra tutte meno giustificabile (stiamo parlando di "violenze organizzate”, e naturalmente stiamo parlando del fatto che ciascuno di noi vorrebbe la violenza non facesse parte delle manifestazioni umane); ma la verità è che anche la “mentalità” ha regole che non ci sono totalmente estranee.
Il paragrafo (ma forse è un capitolo) 30 dice quello che io e credo buona parte di noi desideriamo ardentemente. 

Me ne ero dimenticata. Scusatemi. 
A viso coperto, Riccardo Gazzaniga 
Einaudi, 532 pagine, 19 euro 

 

 

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