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Letture estive

Io leggo durante l’anno (durante tutto, intendo).
Peraltro, non ho orari di lavoro rigidi, e così i giorni di vacanza. Questo per ribadire che posso leggere, in linea di massima, quello che voglio quando preferisco.
Eppure l’estate sembra sempre il momento delle Letture. Magari non intese proprio come Scritture, ma quasi.
Comincio a cercare, comprare, riesumare; compongo pile di libri che mi guardano severi e mi aspettano impazienti, e che – cosa peggiore – vengono con me. Per cui, la mia valigia (che è solitamente, per quanto riguarda il resto, minima) diventa inutilmente pesante.
L’inutilmente non è riferito all’idea dei libri in sé, alla lettura – naturalmente. Ma ad alcune scelte e ad alcuni azzardi, e alla quantità di quelle scelte e quegli azzardi.
Devo però fare una precisazione, perché per fortuna il grosso mi segue solo a Massa Lubrense, dove sono stanziale. Quando vado altrove, da diversi anni le borse minime (e la consapevolezza di come poi si svolgeranno le mie giornate) hanno la meglio e mi fanno operare selezioni ben più radicali.
L'ingenuità nel trasferimento massese però resta.
È ingenuità perché le vacanze (anche quelle più elastiche, come le mie, che poi sono un'arma a doppio taglio) non si sottraggono all’epoca, all’età, ai sensi di colpa, ovviamente ai ritmi di lavoro degli altri (e propri, in quanto elastici...); quindi alla fin fine l’estate è un tempo comunque ridotto e frastagliato, mentre io sembro muovermi con i bauli carichi come per una villeggiatura dell’Ottocento.
Ed è – anche se più piccola – un'ingenuità perché è bello pure (almeno in parte) affidarsi ai libri che si troveranno nelle case estive (proprie o di chi ci accoglierà): lasciati in un momento che non era quello giusto, dimenticati da un ospite, ricevuti in regalo per una cena, comprati in emergenza per mancanza d’altro, portati lì dopo aver dovuto liberare la vecchia libreria dei nonni.

Comunque, per chiuderla e dare un’idea di quello che intendo, io quest’anno mi sono spostata con l’Odissea. L’Odissea. Ma chi cazzo m’ha cecato (come probabilmente avrà detto anche Omero a suo tempo)?
E con lei sono in ballo pure:
il feroce Vasilij Grossman con La cagnetta
Tre anni luce di Andrea Canobbio – donatomi da Alberto Rollo, insieme a un’affettuosa accoglienza
Scendere dentro – libro di Salvio Fiore, amico della mia amica Ileana che me lo ha regalato, che dunque ci tengo a leggere
Gli alunni del sole di Giuseppe Marotta
Contributo ad uno studio sull’oggetto della tutela nel diritto penale dell’ambiente – scritto da mio fratello (che per esteso fa Giuseppe Maria Palmieri) e che, come si immaginerà, non leggo proprio difilato come fosse un romanzo, ma che mi incuriosisce e mi fa piacere prendere in mano ogni tanto 
Malacqua di Nicola Pugliese – regalatomi da Marco, nella nostra amichevole tenzone letteraria 
L’Avversario di Emmanuelle Carrère
Il patriota e la maestra di Vito Teti e Vita e morte di un ingegnere di Edoardo Albinati – che sono gli altri due finalisti del Premio Tropea, e mi sembra giusto e interessante leggere 
un altro paio che adesso non ricordo nemmeno.
E, per confermare la teoria dei libri da (ri)trovare nelle case estive, a Massa hanno attratto la mia attenzione La modista di Andrea Vitali e Una specie di solitudine di John Cheever.

Mò ditemi voi.

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