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... lo so che passerai, ma come sempre in fretta non ti fermi mai

Di felicità si sono occupati anche Albano e Romina, e questo è un tassello grosso.
Di felicità ci occupiamo tutti, come possiamo, quotidianamente.
Di felicità si sono occupati recentemente anche un libro e un film. Anzi: dai titoli, paiono occuparsi addirittura dei felici (passaggio non da poco). Titoli entrambi mutuati da altre opere. 

Il libro è Felici i felici di Yasmina Reza:
“Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell’amore.
Felici i felici”
Jorge Luis Borges

Il film è Felice chi è diverso di Gianni Amelio:
“Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune”
Sandro Penna

Ripensandoci, hanno un’altra cosa in comune: entrambi procedono per testimonianze. Nel primo caso, fittizie: la Reza crea e adopera le esternazioni di personaggi a vario modo collegati tra loro, e talvolta parte della stessa coppia – visto pure che soprattutto di coppia si parla. Nel secondo, reali: Amelio si avvale delle interviste fatte ad alcuni omosessuali su come hanno vissuto la propria omosessualità.
Chiudo ‘sto parallelismo, e dico due parole due su quanto ho visto e letto. 

Felice chi è diverso è in stile documentario. Purtroppo è un'opera datata, a tratti noiosa, pressoché inutile per un eventuale (non so quali fossero le intenzioni di Amelio, a parte concedersi un coming out cinematografico) sostegno alla causa. C’è un evidente tentativo di “normalizzazione” attraverso la varietà dei contributi: omosessuale omofobico o quasi, che (si) nega; omosessuale disabile; coppia che sembra non aver dovuto lottare minimamente per stare insieme. Tutti gli intervistati sono anziani; l’attualità è affidata tutta a un solo ragazzo che, poverino, deve prendersi sulle spalle il tentativo (fallito) di portare uno sguardo sull’oggi: lui è carino e giovanissimo, e avvezzo ai social network (questo dovrebbe comunicare modernità, credo), ma resta affossato e fagocitato da tanto passato.
Note positive: Paolo Poli, un passaggio su Napoli, la tristezza e la sincerità infinite della testimonianza in cui un uomo dichiara che essere stato orfano gli ha almeno risparmiato di dover confessare ai genitori di essere omosessuale, il lavoro di ricerca – grazie al quale si segue come ironie, condanne, vignette, servizi giornalistici hanno affrontato l’argomento nel passato. 

Felici i felici è l’opposto: un libro tutto efficace, una scrittura secca e interessante (bella), che con implacabile lucidità coglie e disvela sentimenti, atteggiamenti, umanità, piccolezze.

Se vi sia felicità o meno in tutti quei protagonisti non saprei dirlo con certezza, e non so se sia fondamentale. Di sicuro, ci sono attimi che mescolano felicità e infelicità, o in cui queste si toccano con arrendevolezza.
Ricordo di aver spesso sentito dire che la contentezza è frizzante e momentanea e la felicità pacata e duratura, e per questo la prima diffusa e la seconda rara. Questo ricordo è avallato da affermazioni recuperate adesso girando in internet, tipo questa: “La contentezza è uno stato d’animo cognitivo di durata variabile e di solito scaturito da un episodio breve che può essere connesso con qualcosa di esterno che possa far nascere altri sentimenti. La felicità, invece, spesso viene intesa come meta finale dei nostri obiettivi. È dunque un’emozione a lungo termine, il coronamento di una vita. Possiamo definirlo come uno stato emotivo mentale di benessere protratto nel tempo, una sorta di pace mentale”.
A me sembra non ci sia niente di più straordinariamente frequente, assoluto e momentaneo della felicità. E quella splendida e insieme drammatica fuggevolezza non ha nulla (almeno per la sottoscritta) di mentalmente pacifico; piuttosto di appassionata e emozionante turbolenza. 

Felici i felici, di Yasmina Reza 
Adelphi, 163 pagine, 18 euro
 


        
 

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