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Paratestimonianza

“La morte nei posti piccoli ti sta più addosso, fai fatica a evitarla. Non puoi non passare per strade che te la ricordano, non puoi non incrociare i dolori che se la portano dentro. Non ci sono luoghi dove puoi nasconderti, difficile trovarne che non abbiano visto quella vita prima che morisse.
È per questo che odio vivere qui” – racconta – “perché ogni volta ci resto dentro, inviluppato, e non posso alleggerirmene neppure un momento, mi costringe, mi stringe il petto, mi fa passare la voglia di respirare. Io vorrei vivere a New York, o in un posto ancora più grande. Un posto dove poter raggiungere l’altro capo della città e sentirlo un luogo lontano. Dove non dover girare in tondo, tenuto con una corda che mi mantiene sempre alla stessa distanza dal dolore, come uno schiavo legato per le caviglie.
Ma vivo qua, sono abituato a questo, da questo sono stato formato; e allora mi arrendo ogni volta, e mi faccio mettere nel mezzo, lascio che la sofferenza mi si richiuda alle spalle e sopra la testa, che mi stordisca aspettando che attutisca tutto, persino se stessa. È allora che penso che New York mi ucciderebbe, che non essere contenuto dal dolore mi impedirebbe di affrontarlo”.

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