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Tropea, Tropea, ma comme m'arricrea

Il Premio Letterario Tropea (settima edizione, anno 2013) si è dunque concluso.
Io e i Funeracconti siamo arrivati terzi – che su tre (tanti eravamo i finalisti) significa ultimi, ma io direi che ci sta.
Gli altri, ne parlai già quando scoprii di essere in finale, erano Vito Teti e Edoardo Albinati.
Vito Teti è antropologo dell’Università della Calabria, e il suo Il patriota e la maestra (Quodlibet) ricostruisce la vicenda d’amore tra il patriota calabrese Antonio Garcèa e la maestra piemontese Giovanna Bertòla: ricostruzione storica, approfondimento sul Risorgimento, battaglie libertarie.
Teti ha vinto schiacciandoci, con 136 voti.
Edoardo Albinati è scrittore (ma lo saprete da soli) e insegnante presso il carcere di Rebibbia (e questo forse lo saprete meno). Il suo libro Vita e morte di un ingegnere (Mondadori) racconta la malattia del padre (l’ingegnere appunto) e poi la sua morte. È un libro bello, che mostra il percorso della patologia (che è il cancro) senza indulgere in morbosità ma non tralasciando dettagli e tristezze, orrori e difficoltà. Mi ha fatto piacere conoscerlo.
Albinati è arrivato secondo, con 27 voti.
Di me vi risparmio descrizioni.
Palmieri è arrivata terza, con 25 voti.

Archiviata la pratica premio, l’esperienza dei tre (tutto ruota intorno a questo numero, mi accorgo) giorni a Tropea (o Trepea, a questo punto) è stata bella e formativa.
Mi hanno accolto e trattato bene, mi sono divertita, ho incontrato persone interessanti e/o simpatiche, ho scoperto larghe parentele (mio nonno paterno era di Dasà, nel vibonese interno), ho scambiato titoli di libri e idee, si sono profilate occasioni.
Eravamo tutti ospiti dello stesso albergo, quindi c’era anche un po’ l’atmosfera della gita scolastica: tavoli grandi per la colazione e il pranzo, ai quali ci si sedeva con chi capitava (o chi ti faceva più piacere). Ho incontrato persone che sono state affettuose – e protettive addirittura, direi – con me; mi hanno regalato ‘nduja e peperoncino a mappate.
Ci sono state anche stanchezze, naturalmente (ma insomma, mi sembra il minimo); meglio: chiamiamole affaticamenti, dovuti al fatto che io in pubblico ancora e sempre non parlo con serenità e scioltezza, ai ritmi, e direi agli alcol. E poi l’incontro che ci hanno organizzato al carcere di Vibo Valentia con i detenuti che avevano partecipato a un laboratorio di scrittura. Questo meriterebbe un discorso a parte, e forse un giorno lo farò, ma io ‘ste cose devo aspettare che mi si assestino e chiariscano prima.

Per chiudere e ringraziare facciamo che butto giù il mio discorso da Miss Italia; ossia, ecco quello che avrei detto se – per quanto impossibile – avessi vinto.
“Voglio ringraziare prima chi ha condiviso questo palco con noi: Pasqualino Pandullo e Livia Blasi, che ci hanno condotto con attenzione e garbo in queste tre serate; e Alberto Micelotta, che si è fatto carico di leggere brani dei nostri libri – napoletano compreso.
Gilberto Floriani nel suo ruolo istituzionale, e anche la sua famiglia gentile; prima fra tutti la moglie Gabriella, che è un portento.
Voglio assolutamente ringraziare il professore Giuliano Vigini, perché in pratica sono qui per la splendida presentazione che fece dei Funeracconti al momento di votare i tre finalisti. E tutta l’organizzazione, composta di tanti ragazzi e ragazze gentili, attenti, solerti e sorridenti, che non hanno mai fatto pesare il loro lavoro.
L’unica ombra su questa bella serata è il Napoli che sta perdendo a Torino. Grazie a tutti”. 


A seguire, qualche foto - tutte (ma per fortuna c'è anche scritto su) della testata Tropeaedintorni.it 
Nella prima ci siamo noi tre, Pandullo, Blasi, Micelotta; la seconda mi piaceva, ma mancavano Livia Blasi e Alberto Micelotta; nella terza Alberto legge Gaeta' e mi piace che Livia sorrida (io guardo tra il divertito e l'imbarazzato, finto disinvolto); infine, nella quarta sono con il mio premio del terzo posto (sto un po' bruttina, ma la devo mettere lo stesso). 


      

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