turnup.biz
benedettanapoli
vena cava

Altro in questa categoria

17 Luglio 2014

10 Maggio 2014

10 Febbraio 2014

26 Agosto 2013

22 Luglio 2013

6 Maggio 2013

12 Gennaio 2013

23 Novembre 2012

21 Novembre 2012

19 Novembre 2012

Funerali didattici

Penso spesso a Falcone e Borsellino.
I sentimenti più forti sono la rabbia e il dispiacere – per quanto (e come) gli è accaduto, per le loro vicende, per quello che immagino abbiano provato, per il dolore di coloro che hanno lasciato. Ma naturalmente ci sono (e rabbia e dispiacere non posso che da questi dipendere) pure il rispetto e la stima, l’ammirazione per ciò che hanno fatto e che credo siano riusciti comunque, nonostante tutto, a fare anche dopo la loro morte. Perché – ma forse sono tratta in inganno da quello che si scatena in me – ho la sensazione che, lì dove coscienze esistano, quelle coscienze vengano risvegliate pungolate accese ogni qual volta si trovino al cospetto di Falcone e Borsellino.

L’altro giorno ho trovato su Repubblica online un servizio video che ricostruisce il passo più recente nell’indagine sulla scomparsa dell’agenda di Paolo Borsellino, subito dopo l’esplosione in via D’Amelio. Il video è interessante e avvilente insieme, e lo allego qui.
Guardarlo ha fatto venire voglia alla mia coscienza di ricordare meglio, di ripercorrere particolari, e così ho cercato un bel documentario della Rai che avevo visto e apprezzato qualche anno fa.
Si tratta di 57 giorni a Palermo. La scorta di Borsellino (pare non sia più disponibile, lo si trova spezzettato), e concentrava la sua attenzione appunto sulla scorta che, salvo per un sopravvissuto (che viene intervistato), morì con lui. Una delle cose che più mi colpisce è la voce di Agnese Borsellino (moglie del giudice, morta da poco). Agnese Borsellino si è sempre sottratta alla parte mediatica della sua dolorosa vicenda, ma in quella occasione – pur preferendo ancora non apparire – decise di parlare, per rispetto verso quegli uomini e quella donna che persero la vita con e per suo marito.
Siccome la mente (e pure internet) è fatta per infilare cose una dietro l’altra, mi è poi venuta pure la voglia di assistere il mio ricordo sulle contestazioni ai politici durante i funerali – della scorta di Borsellino, ma già prima durante quelli di Falcone (questi secondi lo allego qui).
Sarà pure un brutto sentimento, sarà pure orribile provarlo mentre si guarda un funerale (quando probabilmente si dovrebbe tributare la propria cura solo a quelle morti) ma io provo una soddisfazione profonda quando rivedo quelle contestazioni. Perché significano che le persone capiscono, sentono, si arrabbiano (anche se poi purtroppo non succede granché); perché è più o meno quello che intendevo con “riusciti comunque, nonostante tutto, a fare anche dopo la loro morte”.
Ma – e questo, mi rendo conto, è ancora più brutto – a darmi particolare soddisfazione è un’immagine precisa, che troverete in questo altro video sul funerale della scorta di Borsellino (quello del giudice era stato già celebrato, in forma – giustamente – privata). Falcone è morto da due mesi, quel secondo attentato è troppo da sopportare, la rabbia e la disperazione sono ancora più violente, la gente fatica a trattenersi e a un certo punto quasi spintona (forse senza il quasi) l’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e l’allora Capo della polizia Vincenzo Parisi. Per capire, bisogna vedere la scena; però ci provo e faccio due premesse. La prima è che resta ferma la pietà umana per chi si trovi nella posizione in cui si trovarono loro; la seconda è che le contestazioni direi fossero ai simboli. 

A ogni modo: vederli stretti tra la folla, in sua balia, vedere i loro sguardi spersi e preoccupati, la loro debolezza... mi ha procurato quella soddisfazione, e mi ha fatto pensare anche una cosa che riguarda l’oggi.
Io – e parlo metaforicamente, altrimenti poi mi si dice che istigo alla violenza – vorrei che i politici, che chi governa e chi decide, provassero quelle stesse sensazioni. Vorrei che sentissero stretta la morsa del giudizio delle persone, della loro rabbia e della loro disperazione, dell’ingiustizia; vorrei che guardassero a ripetizione quella scena, che provassero a sentirla sulla propria pelle, e cercassero di capire che da questa parte abbiamo gli stessi sentimenti di quelle persone perbene ai funerali di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, e delle loro scorte.

facebook